
Mentre il caldo alza sempre più l'asticella dei termometri, i suoi effetti sulle città , ma non solo,rischiano di essere dirompenti. Le città diventono per alcuni mesi all'anno invivibili, trascinando nella loro crisi anche il turismo che, esausto, si sposterà verso i paese del nord Europa. Un articolo di oggi sulla Stampa interroga l'urbanista circa le stretegia da adottare. La città più verde è la prima risposta. Allora ci guardiamo in casa nostra con di fronte a noi quella bella immagine del cantiere mostro che sta riempiendo di splendido cemento quella che in origine era l'area parco della ville poverette, poi utilizzato di fatto e non di diritto come parcheggio privato di Hotel. Quindi, la città si attrezza al cambiamento climatico, azzerando il suo verde privato, maltrattando in maniera indecente quello pubblico, preparandosi ad un futuro dove i suoi ospiti saranno confinati dentro mura d'albergo refrigerate, perchè fuori, tra livello di temperatura e di umidità, la vivibilità diurna sarà pressochè impossibile. La domanda dove mai si voglia andare è d'obbligo. La ricettività turistica, in questi ultimi anni è pressochè raddoppiata, grazie ai vituperati Air B e B, che però, senza consumare un metro quadrato di suolo libero e senza aver tolto una pianta, offrono 3200 posti letto. Sommati ai posti alberghieri si arriva a 6600 posti letto, aggiungiamo i turisti residenziali e poi i 4800 residenti, il totale non sarà lontano dai 15000 abitanti equivalenti. Non ce n'è abbastanza ? Sembra di no e il cantiere mostro ce lo dice, ma anche altri progetti in agguato ce lo indicano. A fronte di questa crescita, la risposta della città pubblica è stata zero sotto zero. Monetizzazione docet. Procede alla rovescia: cementifica le aree libere in mano agli alberghieri, rinuncia ai suoi diritti, negletta il verde urbano. Una schifezza. Vergognamoci di essere cittadini chiamati ogni 5 anni a far finta di votare.
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