Stresa futura 2: verità e illusioni
Questo blog vuole essere una voce un poco fuori dal coro, sia per i contenuti che per il modo di raccontarli, libera e non condizionata proprio da nessuno, se non dal suo stesso autore. Non cercate però soltanto cronache locali, non ne troverete molte, ma note e commenti, mai troppo seri, per lo più intorno al Palazzo, luogo in cui non abbiamo più nessun particolare accesso, ma cercando, ugualmente, di tenere il fiato sul collo all' inquilino di turno perchè eviti guai. Buona lettura.
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venerdì 10 aprile 2026
giovedì 9 aprile 2026
GEMELLI BOYS
Dopo un po' di tempo è arrivata finalmente la formazione della squadra. La lista Gemelli è uscita allo scoperto e, probabilmente, l'attesa era molta. Sono state soddisfatte le aspettattive ? Dipende come la pensa chi la deve giudicare. Qui non giudichiamo, ma passiamo in rassegna i giocatori della possibile futura squadra di governo. Il primo, forse il promesso capitano, ci sembra una matricola, Non l'abbiamo mai visto scendere in campo prima d'ora, sarà un acquisto straniero ? Chissa? Nessuno se lo aspettava in squadra e, invece, eccolo lì. Il secondo è un pittore, ma non proprio un artista, che avremmo preferito, ma è un imbianchino. Non importa avrà parecchio da fare a sbiancare sepolcri. Il terzo è un ex contabile a cui potrebbe essere affidato il compito di tenere il pareggio del bilancio. Forse non ha capito che non sarà proprio un giochetto a destreggiarsi con le migliaia di numeri, per cui si attrezzi con un pallotolliere informatizzato. Gli sarà utile, semmai chieda lumi. Il quarto, se vediamo bene la foto, è un sicario, il responsabile del regicidio del governo Severino. E'una persona silenziosa ( lo conosco bene, siamo cresciuti insieme), ma fa i fatti e, come abbiamo, visto, anche i misfatti. Il quinto è un veterano, grande amico di gioventù di Canio con il quale scendeva spesso in campo a calciare palloni, poi si è ritirato dall'agonismo, mentre l'altro se gli capita scalcia ancora, ma qui non c'é . Sarà forse destinato ad altro incarico? Il futuro vedrà. Il sesto non lo conosco proprio, porta un nome nome abbastanza noto ( ho proprio appena letto il partigiano Jonny) , non so se c'è una qualche relazione. Del settimo non dico nulla per doveroso rispetto. Non spetta a me, per ora, giudicarlo. Passiamo all'ottavo, meglio, all'ottava. Una buona scelta, credo combattiva, da mettere subito in campo in caso di affermazione della squadra, ma attenzione, potrebbe offrire delle sorprese e forse poco piacevoli se le cose non dovessero andare come dovrebbero. Nove: una conferma, più che una scelta. Un passaggio di consegne da padre a figlia, nel solco quindi della tradizione. Dieci: una giovane e come in questi casi sempre si fanno gli auguri, speriamo bene. Undici, non so, mi pare fosse solito entrare in polemica con i miei post, ma potrei anche sbagliare, non ho altre informazioni. Dodici: ha messo alla guida forse migliaia di cittadini e adesso vuole provare a guidare la cittadina. Un bel salto, ma ci sta. Auguri a lui. Dodici, non ho proprio informazioni. La prossima volta, sotto le fotine ci mettano una piccola dedica così capiamo. Per or è tutto
martedì 7 aprile 2026
I CONTI IN TASCA

Quel che dovrebbe investire la ormai avviata campagna di fine mandato ( ma non lo sarà) , è ciò che è successo davvero in questi anni dentro i conti di Palazzo. Ne abbiamo parlato diverse volte, mai forse in maniera dettagliata, comunque chi doveva intendere ha inteso, questo è certo. Nel Palazzo e d'intorni, invece non ne ha parlato pubblicamente nessuno, che fossero gli autori materiali dei fatti oggetto di nostro interesse o i controllori politici (minoranze in primis) .C'è probabilmente una sorta di pudore a parlare di queste cose, sembra quasi che vi sia un campo minato entro il quale non si può entrare se non a rischio di saltare per aria. Un eccesso di pudore dunque che ha contagiato tutti quanti, quasi non si voglia macchiare lo splendore della Perla, tenersi comunque i panni sporchi che nessuno magari vede, men che meno lavarli in pubblico. Quindi silenzio assoluto. E' la fiera della ipocrisia a cui tutti partecipano. E' infatti non credibile che, dopo tanti nostri annunci, la cosa non fosse conosciuta a chi avrebbe dovuto, ma avete mai visto voi una qualche interrogazione consiliare sul tema? Si sono divertiti per mesi a scambiarsi le casacche, passando da una squadra all'altra, quasi fosse questo il mestiere di un amministratore, mentre nessuno a chiedere conto dei conti (passi il bisticcio). E' proprio strano, qualche domanda sul tema ai signori candidati sarà bene porla, non fosse per capire se fingono di cadere dalle nuvole o sono persone informate sui fatti come dovrebbero esserlo o, ultima ipotesi possibile, ma proprio ultima, intendano pure loro una volta eletti continuare e perpetuare il metodo "Stresa" . In fondo è un metodo ormai consolidato, è andato avanti dai tempi del Borgomastro Bottini che lo aveva (forse inventato, comunque sperimentato in occasione dell'ampliamento del Grand Hotel), è stato poi ereditato e con pieno successo dalla amministrazione Severino per i casi: Villa Ostini/Palma due Ville/Bristol e il risultato è stato che una cifra da un paio di milioni e mezzo di euro in sù è statai " scontata " agli attuatori degli interventi edilizi alberghieri già completati o in corso. Un'operazione consolidatisi nel tempo, diventata prassi ricorrente, metodo di governo, violando ogni norma anche la più elementare. Nelle prossime puntate, informeremo i candidati e i loro elettori sulle singole cifre che sono state sottratte alla cittadella. Preparatevi.
giovedì 2 aprile 2026
LISTE D'ATTESA
Pian, piano, le liste e i programmi vanno allo scoperto. Ultima nell'ordine quella guidata dal giovane Ardizzoia ( qui detto Rizzul) che l'ultimo di marzo ha tenuto la sua prima uscita pubblica. Non ero ahimè presente, ma gli osservatori hanno riferito. Ho letto invece ( un po' in fretta ) il programma. Il menù è ricco ( forse troppo), dettagliato in qualche punto, piuttosto generico e forse ripetitivo di programmi del passato in altri. Mi è scappata una risata quando ho letto che entro il 2036 verrà raggiunto l'obiettivo del pareggio di bilancio. Avendo masticato bilanci per una vita mi sono chiesto di cosa mai parlassero. Se poi, come hanno raccontato, i candidati hanno fatto uno stage per addestrasi alla pratica della pubblica amministrazione, forse è il caso che facciano un ripasso. Insomma una fesseria che da sola basterebbe ad inficiare tutta la credibilità loro e quindi si consiglia una veloce rettifica, o comunque un chiarimento su quanto mai volessero dire.Quanto al resto, buona l'idea del percorso lungo la panoramica di Levo, ma poi si gira la pagina e si legge che ci metteranno pure 100 posti per sosta di auto. Credo che o ci sta l'una o gli altri, non entrambi. Forse intendevano la ex Alberghiera, perchè se si scrive ex Europeum qualcuno non capisce come possano metterci 300 auto e 20 bus. Apprendiamo che c'è l' intenzione di fare il nuovo piano regolatore ( ditemi quale amministrazione non abbia avuto questa intenzione elettoralmente attraente. Nessuna.) Comunque il programma non si scompone, rimane abbotonatissimo, salvo affermazioni generiche e scontate, mentre vorremmo sentire un chiaro: " espansione zero", ma non sarebbe più elettoralmente attraente. Ci verrà il mal di testa a tener dietro a tutte quante le iniziative e le manifestazioni più o meno culturali o popolari di ogni genere e di ogni tempo che il programma promette. Tanta dispersione per niente mi verrebbe da dire e i grandi eventi lasciateli stare, non servono. Concentrarsi su qualche cosa di più serio no ? Imparare da altri no? Consolidare manifestazioni, affermarle nel tempo, anno dopo anno no? Onestamente ho l'impressione che il programma finisca per ricalcare le attività culturali del governo uscente: Liberty e Grotta di Natale in testa, manca però qualche circo e qualche mercatino (c'è sempre tempo di aggiungerli). Per ora è soltanto un commentino alle prime uscite della lista e del candidato pronto a contendere agli altri l'ambito posto del regnante pro tempore del principato cittadino. (Ma sì, con una coroncina in testa non ci starebbe neppure male).Coraggio.
mercoledì 1 aprile 2026
GRAND HOTEL: INIZIA LA LETTURA
Postiamo i primi due capitoli del nuovo libro di Piervalle ambientato in un immaginario Grand Hotel affacciato sulle rive di una cittadina turistica di un lago come il nostro. Tutto frutto di immaginazione. Chi poi vorrà proseguire la lettura dovrà aspettare la prossima pubblicazione e diffusione.
Grand Hotel
Un libro di Di Piervalle
Se vogliamo combattere efficacemente la mafia,
non dobbiamo trasformarla in un mostro
né pensare che sia una piovra o un cancro.
Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia.
Giovanni Falcone
Questo romanzo è opera di fantasia. I nomi, i personaggi, i luoghi e gli eventi in esso descritti sono frutto di immaginazione. Qualsiasi somiglianza con fatti, località reali o con persone esistenti o esistite è puramente casuale.
Personaggi principali:
Leandro: il capo delle famiglie
Marziano: suo figlio
Corinne: la fidanzata di Marziano
Vincenzo: un rivale di Marziano
Livio: l’amministratore delegato
Floriana: la moglie di Livio
Italo: il primo fratello di Livio
Ilario: il secondo fratello di Livio
Arianna: la moglie di Italo
Anna Rita: la moglie di Ilario
Massimo Filippi: il direttore
Colombo: il primo portiere
Matteo Camussi: il vice portiere
Rosso: il Capo chef
Combo: il medico di fiducia
Lavia: il medico legale
Rolli: l'impresario funebre
Loy: il Luogotenente dei Carabinieri
Cantore: il Vice Brigadiere
Rubbio: il Procuratore Capo
Lovasio: il Sostituto Procuratore
Angelo: il tassista
Donata: la guardarobiera
È un punto strategico, lo sanno bene i carabinieri, che spesso lo presidiano anche nel cuore della notte. Da lì transita tutto il traffico autostradale da e verso la cittadina sul lago. Controllare e intercettare è dunque facile. D'inverno la zona è freddissima e le pattuglie non resistono oltre un’ora, mentre adesso la notte di settembre è mite ed è perfino piacevole per i militari svolgere il loro lavoro.
Sono da poco passate le due e i controlli nei confronti delle poche auto si esauriscono nella richiesta dei documenti e nella loro verifica attraverso il collegamento in rete. È una notte di routine: non ci sono state segnalazioni né richieste di particolari controlli, nessuna emergenza è in corso. Tra una mezzora il presidio sarà tolto e il personale rientrerà per fine turno.
In lontananza un’auto proveniente da sud imbocca la corsia d’uscita; ha un’andatura regolare, si avvicina a bassa velocità con gli anabbaglianti accesi e l’autista, quando vede la pattuglia, stacca il pedale dall’acceleratore. Solo una lieve frenata è necessaria per fermarsi all’alt del carabiniere.
È una Toyota station wagon bicolore. Non ha segni distintivi particolari, ma quando si ferma accanto al capo pattuglia, tra quest’ultimo e l’autista c’è uno scambio amichevole di saluti. Il conducente è Angelo, un taxista conosciuto da tutti i militari impegnati nel servizio.
All’accenno di mettere mani alla patente e ai documenti, il capo pattuglia è rapido nel fermarlo con un gesto della mano, cui fa seguito la domanda, quasi per scherzo, da dove mai arrivi a quell’ora.
«Lasci stare, comandante, essere a servizio dei grandi alberghi è più un fastidio che un guadagno. Bisogna essere disponibili a ogni ora, giorno o notte, senza alcun preavviso, e se sgarri te la fanno pagare e ti lasciano a secco, magari per un mese intero. Stasera non avrei mai voluto che mi cercassero e invece, passate le undici, la chiamata: 'C’è un servizio urgente, bisogna ritirare un pacco in aeroporto per un cliente'. Eccomi qui di ritorno. Quel cliente non poteva aspettare fino a domani mattina? Pare di no. Più sono ospiti dei grandi alberghi e più sono stravaganti».
«Stravaganti certamente e magari anche un po’ eccentrici… Dov’è ‘sto pacco?»
Il comandante ha fatto la domanda più per dare seguito alle parole di Angelo che per interesse.
Angelo fa un gesto con il capo verso il retro della vettura: «È lì, sul sedile; sarà un cinquanta per trenta, c’è scritto 'fragile, alto, maneggiare con cura' figuriamoci».
Il carabiniere butta l’occhio sul pacco; in apparenza è ben confezionato, della dimensione indicata dal tassista ed effettivamente vi sta scritto in bella evidenza: fragile, tall, handle with care…
«Hai idea di cosa c'è dentro?»
«No, comandante, non me lo chieda, è un collo da un volo internazionale, non pesa molto, anzi quasi niente, ma lo sa che noi queste domande, per fortuna, non le facciamo mai: trasportiamo, consegniamo e tutto finisce lì».
«Sì, stravaganti ed eccentrici e anche un po’ troppo rompi questi clienti, ti capisco. A proposito, c’è movimento nel Grand Hotel in questi giorni?»
«Ho l’impressione di sì, ma è domani che sono previsti molti arrivi». Al che il comandante gli dà il via libera, sentendosi, data l’ora, un po’ in colpa per averlo trattenuto perfino troppo: «Allora vai, prima che questa notte ti chiamino un’altra volta».
L’auto riparte e si allontana a bassa velocità, così come era arrivata, senza fretta.
Gli arrivi iniziano dal primo pomeriggio: automobili di grossa cilindrata e di alta gamma varcano il cancello principale del Grand Hotel dirette all’autorimessa sotterranea. Un cartello indica la direzione e la scritta “riservato” vieta l'entrata ai veicoli non autorizzati. Un addetto al ricevimento impedisce che automobili estranee possano entrare.
Sono arrivi discreti: inizialmente, non più di tre o quattro auto nell’arco di una mezz’ora, ma poi la frequenza aumenta. Alla fine del pomeriggio saranno una ventina. Tutti i passeggeri, una volta usciti dalle loro auto, imboccano il passaggio che, dopo un lungo corridoio, dà accesso a un ascensore che sale ai piani superiori, quelli prenotati per la convention: gli ultimi due. È una regia attenta, sperimentata, quasi un copione già visto, dove gli attori sembrano conoscere la parte loro assegnata.
Poco dopo le tre una Jaguar bianca fa il suo ingresso nel parco. Il suo arrivo è stato anticipato da una certa animazione: l’addetto è stato visto conversare al cellulare e verosimilmente ha ricevuto istruzioni. Ha abbandonato la rilassatezza fino a quel momento evidente e ha assunto un contegno più distinto e attento. Non diversamente, anche nel sotterraneo si registra movimento. Poco prima il direttore dell'albergo, accompagnato da due collaboratori e insieme a uno dei proprietari, sono arrivati a passo veloce attraversando lo stesso corridoio e all’uscita si sono scambiati qualche parola. Sembrano contagiati da una vaga tensione, sempre attenti a rivolgere lo sguardo verso l’ingresso carraio. Sono passati quattro o cinque minuti e il direttore mette mano al cellulare. La chiamata è breve: non più di dieci secondi. Con un cenno avverte che l’attesa sta per terminare. Si muovono tutti insieme verso il primo stallo libero del parcheggio. Sembrano nuovamente presi da apprensione mentre la Jaguar bianca scivola già lungo la rampa e pochi secondi dopo si ferma accanto a loro. L’autista scende e va alla portiera posteriore, da dove l’ingegner Leandro esce lentamente.
Ha un corpo massiccio, non è alto ma imponente, indossa un elegante abito di fresco lana color carta da zucchero e un vezzoso fazzoletto bianco gli spunta appena dal taschino. La proprietà, la direzione e i collaboratori della direzione gli sono di fronte. L’Ingegnere apre le dita della destra alzandola in un saluto che accompagna con un lieve cenno del capo: «Vedo che questa volta non sono il primo…» quasi si compiace osservando le auto già parcheggiate, mentre stringe le mani, lo si direbbe ossequioso con quell’appena accennato flettersi del busto quando le mani si allungano verso di lui nei saluti.
Sono poche parole che si scambiano, ma l’incontro con il proprietario non è certamente il primo, pare piuttosto un rivedersi dopo un’assenza.
Ora tutti si avviano con una certa decisione verso il corridoio mentre tra l’Ingegnere e la proprietà continua il dialogo. Il direttore li segue un mezzo passo indietro e di lato, come fosse pronto a rispondere a ogni eventuale richiesta. Gli altri, i collaboratori, stanno più distanziati, non è educato ascoltare.
È nell’ascensore che il gruppo si ricompone. In quello spazio ristretto l’Ingegnere sembra voler rompere la riservatezza che finora ha condiviso con la proprietà. Non mancano un paio di battute indirizzate al direttore e ai collaboratori, «costretti agli straordinari», così dice. Ma la porta già si apre sull’ampio atrio dell'ultimo piano del Grand Hotel.
Ancora uno scambio di battute tra l’Ingegnere e la proprietà; il direttore accanto a loro sembra confermare, garantire con ripetuti assensi e le mani tornano a stringersi per un saluto. Ora sono i collaboratori che, molto professionali, fanno un passo avanti, prendono in consegna Leandro e lo accompagnano, mentre la porta dell’ascensore si richiude e gli altri escono di scena.
L’arrivo dell’Ingegnere non ha interrotto il sopraggiungere delle auto. Sono tutte di gamma premium, tirate a lucido e con i vetri oscurati. Gli addetti al ricevimento, di volta in volta, prendono in consegna i nuovi arrivati e li accompagnano alla porta dell’ascensore trascinando i loro trolley. A differenza di quelli del primo pomeriggio, i successivi arrivi sono persone di età più giovane: quarantenni, in qualche caso anche trentenni, tutti sempre molto ben vestiti, perfino distinti. Qualcuno è solo, ma in più casi sono accompagnati da giovani donne belle ed eleganti.
*
C’è animazione agli ultimi piani. Gli arrivi hanno pressoché esaurito la ricettività disponibile. Le grandi famiglie del nord sono tutte presenti, hanno risposto all’“invito” diramato dall’Ingegnere e non si registrano assenze. Il motivo della convocazione non è affatto di routine; c’é all’ordine del giorno la discussione sulla successione al vertice. Non è materia di ordinaria amministrazione: tutt’altro. Leandro vuole lasciare, non tanto per raggiunti limiti di età, quanto perché al momento è ancora in grado di decidere o almeno di influire, in maniera che crede determinante, sulle decisioni alla sua successione.
Non è soltanto in gioco la successione personale; con la sua sono in gioco anche le cariche inferiori, tutta la struttura dell’organizzazione. E' una vera rivoluzione, un cambio radicale: una generazione deve lasciare il campo a quella nuova dei trentenni e dei quarantenni.
Sono perciò riuniti gli stati generali e le decisioni che usciranno dalla due giorni forse non sono ancora completamente scontate.
L’Ingegnere è consapevole che ci sono alcuni margini d'incertezza; sa che saranno due giorni tesi, impegnati in discussioni, in tentativi di accordi nella ricerca di alleanze, forse anche giornate di scontri, certamente di divisioni, ma deve fare ogni cosa possibile perché la sua famiglia rimanga al vertice, ne va del prestigio e dell’onore e questo per lui è più di tutto.
Il pomeriggio trascorre in incontri ristretti tra i capi delle famiglie. Nella suite dell’Ingegnere il passaggio di molti convenuti al meeting è stato intenso: discussioni serrate, dialoghi prolungatisi oltre il prevedibile. A tratti si sono sentite alzare le voci; sarebbe sbagliato parlare di litigi, ma discussioni sì e anche forti. In genere gli incontri si esauriscono a quattrocchi; il capo di una famiglia ha accesso alla suite e qui si intrattiene per un quindici minuti, a volte poco di più, a volte un po’ meno, raramente più a lungo.
Leandro ascolta, lascia parlare; non interrompe mai, vuole che i suoi interlocutori abbiano modo di esprimere apertamente e liberamente tutto quanto vogliono dire.
Non annota nulla, ma non gli sfugge niente. Quando gli sembra che l’interlocutore abbia detto tutto, con calma, quasi a voler mostrare di ragionare su quanto ha appena ascoltato, riprende il filo del discorso dal medesimo punto dove è stato lasciato. Una sorta di ragionamento a ritroso, un ripercorrere alla rovescia tutto quanto, rimarcando una cosa, precisandone un'altra, confutando un punto, confermandone un altro.
Leandro non alza quasi mai la voce; sottolinea, questo sì, anche con decisione, certe parole, si ferma, sembra voglia cogliere un consenso prima di proseguire; in realtà ben altro è l’intento, una specie di avviso, un monito rafforzato da uno sguardo fermo che si fissa negli occhi di chi è davanti a lui.
E’ certo di avere la capacità di convinzione e questa certezza non è infondata. Sono pochi quelli che alla fine escono dagli incontri non persuasi che l’Ingegnere non abbia ragione.
Dunque in quel pomeriggio, nonostante l’importanza delle decisioni da prendere e la durezza di alcuni confronti, nessuno mette seriamente in forse l’autorevolezza dell’Ingegnere, nessuno osa contrastarlo apertamente. Tuttavia la discussione sul futuro è ancora aperta, non è scontata e di questo Leandro è consapevole.
La successione al vertice, che lui vorrebbe seguisse la normale "via dinastica”, non è garantita in assoluto, c’è ancora un margine che le ore precedenti le decisioni devono far definitivamente cadere. Ma vi è un pregiudizio; un argomento che, se non emerge apertamente, tuttavia è nell’aria. Nessuno al suo cospetto lo mette in discussione, ma aleggia come un motivo da molti o dai più conosciuto, ma da tutti tenuto riservato.
La suite dell’Ingegnere è il luogo al centro delle discussioni, ma non diversamente in altre stanze del piano si svolgono incontri e trattative.
Se i vecchi sono impegnati in incontri, la generazione dei trenta e quarantenni consuma il suo tempo dentro il piano che é stato loro riservato, fisicamente separato da quella dei capi dell’organizzazione, quasi a voler sottolineare non solo una divisione generazionale ma anche gerarchica che per qualche ora continuerà a esistere, ma che dopo dovrebbe ribaltarsi a favore delle nuove generazioni.
*
Marziano non è tranquillo. Poco dopo il suo arrivo ha incontrato suo padre. Non è stato un incontro di routine: c’era nervosismo. I rapporti tra i due non sono mai stati dei più facili.
L’autorità dell’Ingegnere ha pesato, da sempre, sulla formazione del figlio. Marziano aveva cercato più volte di liberarsi da quell'oppressione. Aveva voluto fare di testa sua: dapprima per un giovanile desiderio di ribellione, più avanti nel tempo tentando una strada autonoma. Ma ogni volta aveva trovato un padre che, più che esercitare il ruolo paterno, faceva pesare su di lui l’autorità di un capo.
Alla fine, dopo anni di tentativi falliti di emanciparsi, tra i due era stato siglato un armistizio, non proprio una pacificazione, ma da allora un certo equilibrio aveva segnato i loro rapporti e, bene o male, aveva retto.
Il patto era chiaro. Leandro lo aveva ripetuto più volte: avrebbe fatto tutto per assicurare che la successione rimanesse nelle mani della famiglia, ma la sua autorità non doveva più essere messa in discussione. Quella paterna e quella gerarchica erano inscindibili. Diversamente, il patto sarebbe saltato e con esso la successione.
Marziano aveva accettato. Così almeno sembrava. Da quel momento aveva condotto una vita apparentemente governata dal padre e un po’ alla volta era stato introdotto ai segreti dell’organizzazione. Aveva scoperto le verità su fatti importanti, i modi, i rituali, le pratiche, le relazioni. Nessun aspetto era stato tralasciato. Alla fine, pochi o nessuno, oltre naturalmente a Leandro, conoscevano ciò che sapeva Marziano. Non c’era mistero che non fosse passato al figlio e Leandro aveva ritenuto la formazione completata e il momento della transizione pronto.
Ora il giorno è arrivato, forse più presto di quanto entrambi si aspettassero. Il figlio però vive un’incertezza nascosta. Sempre abilmente occultata, ma che rende le giornate cariche di tensione.
«Marziano, non ti posso garantire che sia fatta. Lo sai bene: alcune famiglie non sono ancora convinte. Io farò di tutto perché domani la promessa che ho stretto con te abbia la sua conferma definitiva. Quando dico tutto, sai cosa intendo. Non ho mai tradito un patto; figuriamoci ora, dove è in gioco il potere della nostra famiglia. Così come io non tradisco, tu non mi devi tradire».
Leandro fissa gli occhi del figlio. Per la prima volta, trapela un’emozione: paura di abbandonare la guida dell’organizzazione? insicurezza sulla successione? o timore che Marziano non mantenga fede al patto? Probabilmente tutti questi motivi insieme suscitano in lui un sentimento che raramente ha sperimentato.
È seduto in un’ampia poltrona dietro il lungo tavolo che lo separa dagli interlocutori. La giacca color carta da zucchero indossata al momento dell’arrivo è appesa allo schienale, ma la camicia bianca sembra imprigionarlo nella mole massiccia del fisico. Per un attimo appare vulnerabile, come se quel momento di debolezza fosse inatteso.
Marziano lo fronteggia dall’altro lato del tavolo, seduto in maniera informale. La poltroncina leggermente spostata di traverso, le gambe divaricate, la schiena reclinata con il capo trascinato indietro. Sembra voler evitare il confronto diretto, sfuggire allo sguardo paterno: un misto di sicurezza apparente e malcelata incertezza.
L’Ingegnere non aggiunge altro. Aspetta una risposta, una rassicurazione e Marziano lo fa attendere.
«Sì, pa», pronuncia due sillabe, poi si alza, si avvicina alla porta finestra e guarda il giardino, poi l’ampio specchio del lago illuminato dai raggi del sole al tramonto. Per un attimo sembra attratto dallo spettacolo. Ma subito si volta verso suo padre, ancora in attesa.
«Sì, pa… certo, pa», poche sillabe. Il "pa" ripetuto suona più come fastidio che una rassicurazione, un modo per allontanare da sé la responsabilità.
Leandro coglie l’atteggiamento elusivo. Vorrebbe sentirsi dire qualcosa di più; prima di affrontare l'assemblea serve certezza e l’erede designato deve mostrare risolutezza e determinazione.
Marziano torna sulla poltroncina vicino al tavolo. La schiena diritta, lo sguardo finalmente diretto verso Leandro. Decifrarlo non è facile: è una sicurezza reale o solo apparente?
Pronuncia ancora: «Sì, pa». Ma il tono è cambiato. È deciso, quasi definitivo. Chiude la discussione prima che si apra, perché ora tutto sembra chiaro e sicuro.
«Se tu mi garantisci… se mi assicuri che domani, sia io o tu, non farà differenza, ma le famiglie dovranno percepire che la continuità è garantita. Ripeto: che sia Leandro o Marziano, nulla cambia. Nulla deve cambiare. In queste ore finali mi batterò come mai prima, per assicurare alla nostra famiglia la continuità nella guida dell’organizzazione. E ci riuscirò… se tu mi garantisci…»
Leandro si sporge e stringe fortemente il polso sinistro di Marziano come a riconfermare il patto. Marziano posa l’altra mano su quella del padre, con pari forza e il patto trova conferma.
Le strette si allentano quasi per intesa. Marziano, senza fretta, si alza, serrando i denti, lo sguardo fisso su Leandro. Dopo un’ultima stretta si allontana in silenzio.
GRAND HOTEL
domenica 29 marzo 2026
STRABISMO DA PALAZZO

Indiscrezioni fondate e attendibili ci descrivono una struttura del Palazzo molto, ma molto "arrabbiata" nei confronti delle pagine di questo blog. Tralasciando i particolari forse poco edificanti, la cosa ci stupisce assai. Siamo stupiti perchè non comprendiamo le ragioni per le quali quando si scrive la verità si viene accusati, mentre invece se scrivessimo di cose inventate e non vere, andrebbe tutto bene. Da un po' di tempo ipotizzavamo questo strabismo di cui sarebbero affetti i residenti nel Palazzo, questo rovesciamento della verità ( cosa non oggi insolita), ma dopo che, sempre il Palazzo, aveva pubblicato la piena confessione delle sue malefatte ( giustificate con preposizioni a dir poco illogiche), pensavamo che si fosse accorto che non valeva continuare da un'altra parte a negare e accusare. Se ne facciano una ragione. La matematica ( ma in questo caso anche solo l'aritmetica) non è poi una cosa (a certi livelli) tanto difficile. Due + due fa quattro e se per quelli del Palazzo,(quando fanno i conti per alcuni) fa solo 2,5 o 3, forse c'è un problema. E noi che cosa c'entriamo. Abbiamo soltanto segnalato il fatto, dovrebbero semmai ringraziarci di aver ricordato loro di aver fatto uno sconto che va dai due milioni e 1/2 in su a qualcuno, anzi a più d'uno. Si può sbagliare ? Certo, basta correggere e riportare a casa i soldi. Devo essere ancora più chiaro ? Non credo. Anche questo se lo segnino i signori candidati. Potrebbe essere un oggetto da campagna elettorale, o no ? Vedremo.
martedì 24 marzo 2026
LA STAZIONE DIMENTICATA
Tutti lamentano lo stato di degrado della stazione ferroviaria e d'intorni, ma non tutto finisce lì, anzi inizia. I portali della cittadella sono tra le cose meno decorose che possiamo affrire ai malcapitati ospiti che una volta sbarcati dal treno e intrapresa la discesa verso il lago, forse si chiedono se non hanno sbagliato stazione. Ma le sorprese o lo stupore non si ferma lì perchè quando si avviano imbarcarsi per la classica gita alle isole e si mettono in attesa sotto la volta della stazione laghi, lo stupore è confermato. Dire che non è all'altezza è dir poco, sembra piuttosto in stato di semi abbandono mentre dovrebbe essere un gioiellino, un luogo di servizi ai turisti ( meglio non parlare dei servizi) che attendono l'imbarco, un luogo dove trovare accoglienza, sedersi in una sala bar capace e acapiente, non solo esposti ai quattro venti e essere un luogo di animazione anche oltre il suo stretto servizio nelle ore di imbarco e sbarco ( la collocazione lo chiederebbe). Eppure non è tutto ciò, mentre pochi ricordano che circa 20 anni or sono il Comune ha versato quasi 300 mila euro allo Stato per aquistare l'intero immobile e le aree contigue, ma poi tutto si è fermato e l'acquisto non è mai andato in porto ( si fa per dire). Le ragioni sono state una opposizione che Navigazione Laghi ha sollevato ( ma, al proposito paga o è lì a ufo ?). Ebbene quei soldi non sono mai stati restituiti, mentre l'edificio e le pertinenze sono rimaste in capo alla gestione del demanio lago ( così dovrebbe essere). Soldi a parte che sarebbe meglio qualcuno recuperasse ( ma ne dubitiamo), aspettiamo di conoscere quale sia ora lo stato legale di quel bene e auspicabilmente assegnato in concessione al Comune, il futuro prossimo governo restituisca alla cittadella una stazione laghi degna e presentabile, anzi eccellente. Anche questo se la lo segnano candidati se vogliono i voti. Grazie.
sabato 21 marzo 2026
GEMELLI A BATTESIMO
sabato 14 marzo 2026
SEPOLCRI IMBIANCATI

martedì 10 marzo 2026
UN TARLO A PALAZZO

Lentamente i concorrenti stanno prendendo posizione ai blocchi di partenza.Chi un po' più avanti, chi in apparenza un poco ancora indietro. Per vero, sino a questo momento non hanno scoperto molte carte, forse vorranno tenerle segrete sino all'ultimo minuto sperando così di sparigliare gli avversari al tavolo da gioco. Giochi, giochetti, astuzie e furbizie, ma la realtà della cittadella è ben altra e su questo vorremmo sentirli parlare per capire se hanno compreso qualche cosa, cosa mai vogliano fare, quando, entro quali tempi certi, con quali risorse. In altre parole non vogliamo degli sprovveduti a Palazzo ( tanto meno la gerontocrazia immortale). Chi va a Palazzo deve entrare non a imparare ( non c'é il tempo) , ma avere idee concrete, certezze, strategie, programmi certi, non copia o incolla e deve dichiarere tutto prima. Altrimenti stia a casa, perché di inganni ne abbiamo già subiti tanti e non ne possiamo più.Chi entra sappia che il Palazzo è marcio , il Governo uscente ha avvallato, permesso e tollerato e forse anche promosso cose indicibili ( ma noi le diremo tutte) .L'etica pubblica è stata venduta in nome di un presunto interesse pubblico generale che si è confuso e sposato con gli interessi economici locali dominanti. Tutto è stato svenduto a prezzo di saldo: sette milioni di euro sono stati lasciati marcire in un porto divenuto vecchio prima ancora di essere terminato, l'urbanistica negoziata è stata un tavolo dove una parte dettava e l'altra ( quella pubblica) scriveva, una burocrazia autoreferenziale e uscita di strada, ha guidato dei processi e delle procedure folli, probabilmente convinta di essere la migliore del mondo, ( la salverà una perizia psichiatrica) , non abbiamo visto la miseria di un progetto degno di tal nome, la società pubblica Stresa Servizi ha macinato utili su utili tassati, nascondendo dietro numeri da capo giro il fallimento di una scelta che i più ancora oggi si ostinano a difendere. Dietro la ricchezza dei numeri del bilancio Comunale, si nasconde un fallimento amministrativo totale che attende un riscatto quasi impossibile, Non faremo sconti a nessuno. Quindi preparatevi molto bene.
giovedì 5 marzo 2026
LA CORSA CONTRO IL TEMPO ( che non c'è)
Oggetto: Convocazione ordinaria del Consiglio Comunale
in sessione ordinaria – seduta di 1° convocazione per il giorno di MARTEDI’ 10 MARZO 2026 ORE 18.00 presso PALAZZO COMUNALE – SALA CANONICA e, qualora non si raggiunga il numero legale in 1° convocazione, in sessione ordinaria seduta di 2° convocazione, per il giorno di MARTEDI’ 10 MARZO 2026 ORE 18.30 presso PALAZZO COMUNALE – SALA CANONICA Per deliberare il seguente ORDINE DEL GIORNO Seduta pubblica
1) “L.R. 16/2018 E S.M.I. - MISURE PER IL RIUSO, LA RIQUALIFICAZIONE DELL'EDIFICATO E LA RIGENERAZIONE URBANA - INDIVIDUAZIONE EDIFICIO AL FOGLIO 21 MAPPALI 44, 50, 354 E 493 SUL QUALE PROMUOVERE AI SENSI DELL'ART. 5 "ULTERIORI SPECIFICAZIONI PER GLI INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA" - MODIFICA NON COSTITUENTE VARIANTE AL PRGC, AI SENSI DELL'ART. 17 COMMA 12 LETTERA H TER) DELLA LEGGE REGIONALE 56/77 E SMI. IL SINDACO (Marcella Severino) In originale f.to
mercoledì 4 marzo 2026
IL NUOVO CHE AVANZA

venerdì 27 febbraio 2026
CONSIGLIO: ULTIMI ATTI

Convocazione ordinaria del Consiglio Comunale
IL SINDACO DISPONE
di convocare il CONSIGLIO COMUNALE in sessione ordinaria – seduta di 1° convocazione per il giorno di GIOVEDI’ 5 MARZO 2026 ORE 18.00 presso PALAZZO COMUNALE – SALA CANONICA e, qualora non si raggiunga il numero legale in 1° convocazione, in sessione ordinaria seduta di 2° convocazione, per il giorno di GIOVEDI’ 5 MARZO 2026 ORE 18.30 presso PALAZZO COMUNALE – SALA CANONICA per deliberare il seguente ORDINE DEL GIORNO
1) LETTURA ED APPROVAZIONE VERBALI SEDUTE PRECEDENTI (CONSIGLIO COMUNALE DEL 12/12/2024 - 23/12/2024 - 27/12/2024 - 13/05/2025 - 16/06/2025 - 05/08/2025 - 27/11/2025 - 29/12/2025)
2) ESAME ED APPROVAZIONE DOCUMENTO UNICO DI PROGRAMMAZIONE SEMPLIFICATO (D.U.P.S.) - TRIENNIO 2026/2028.
3) ESAME ED APPROVAZIONE BILANCIO DI PREVISIONE 2026/2028 E RELATIVI ALLEGATI
4) PIANO DI RAZIONALIZZAZIONE DELLE SOCIETA' PARTECIPATE EXARTICOLO 20 D.LGS.N. 175/2016 (T.U. SOCIETA' A PARTECIPAZIONE PUBBLICA) - RICOGNIZIONE ANNUALE. 1
5) ESAME ED APPROVAZIONE CONVENZIONE TRA IL COMUNE DI STRESA E LA PROVINCIA DEL VERBANO CUSIO OSSOLA RELATIVA ALL’UTILIZZO DELLE PALESTRE DELLA SCUOLA PRIMARIA E DELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO FOGAZZARO REBORA DA PARTE DELL’ISTITUTO ALBERGHIERO “E. MAGGIA” FINO AL TERMINE DELL’ANNO SCOLASTICO 2025/2026.
6) CONSILIGLIERI COMUNALI CANIO DI MILIA E CARLO FALCIOLA - INTERPELLANZA: ZTL CENTRO STORICO E VIA PRINCIPE TOMASO" (PROT. N. 21671 DEL 18/12/2025)
IL SINDACO (Marcella Severino)
E' POSSIBILE ASSISTERE ALLA DIRETTA STREAMING CLICCANDO SUL CANALE YOUTUBE DI SEGUITO RIPORTATO
https://www.youtube.com/@comunedistresa8863/stream
martedì 10 febbraio 2026
STRESA ILLUSIONI


